Accordo Regno Unito-GCC, via alle barriere doganali e accesso favorevole per i servizi, ma per l’Italia è un’opportunità

Contributo a cura di Jalal Nasri e Gabriele Schiavone, SGS & Partners, Londra e Abu Dhabi.

L’accordo di libero scambio tra Regno Unito e Gulf Cooperation Council (GCC), concluso nel maggio 2026, non è un trattato contro le doppie imposizioni e non modifica direttamente la disciplina dei principali tributi, né su ritenute o stabile organizzazione.

Tuttavia, l’intesa – che dovrà poi concretizzarsi tramite appositi regolamenti – ha un rilievo fiscale e legale concreto perché interviene su dazi, regole di origine, servizi, investimenti, mobilità professionale e flussi di dati, cioè su aree capaci di incidere in modo immediato sulla strutturazione delle operazioni cross-border tra Europa e Golfo.

Il governo britannico presenta il deal come il primo accordo commerciale di questo tipo concluso da un Paese del G7 con il GCC, formato da Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
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